
C’è un momento, quando si usa l’intelligenza artificiale tutti i giorni, in cui il problema smette di essere ottenere una risposta.
Il problema è doverla correggere sempre nello stesso modo.
“Questo termine non lo usiamo.”
“Il nostro cliente non è questo.”
“Questa promessa è troppo forte.”
“Il prodotto funziona così, non così.”
La bozza arriva in pochi secondi. Poi comincia il lavoro vero.
È anche da qui che va letto il passaggio che Google sta preparando dai Gems alle Skills di Gemini. L’idea è rendere riutilizzabili istruzioni che oggi rischiamo di riscrivere, copiare o ricostruire a ogni nuova conversazione.
Per chi usa Gemini sporadicamente cambia relativamente poco. Per un’azienda che lo ha inserito in attività ricorrenti, invece, la questione diventa più interessante.
Dai Gems alle Skills: la differenza sta nel modo in cui lavori
THE Gems permettono di creare versioni personalizzate di Gemini, configurate con istruzioni e materiali di riferimento.
Le Skills spostano il concetto sul compito.
Sono insiemi di istruzioni riutilizzabili che Gemini può richiamare quando servono e, soprattutto, combinare all’interno dello stesso lavoro.
La differenza sembra sottile finché non la portiamo dentro un processo reale.
Se prepariamo regolarmente contenuti per un’azienda, possiamo avere indicazioni che riguardano il tono di voce e altre che definiscono come costruire una determinata tipologia di documento. Non dobbiamo necessariamente comprimere tutto dentro un’unica enorme istruzione da trascinarci dietro ogni volta.
È una gestione potenzialmente più modulare.
Ma c’è un punto che rischia di passare in secondo piano: rendere riutilizzabile un’istruzione sbagliata significa rendere riutilizzabile anche l’errore.
Prima della Skill viene quindi il metodo.
Le correzioni che fai ogni settimana sono già materiale utile
Per capire se questa novità può avere senso in azienda, non partirei da Gemini.
Partirei dalle correzioni.
Prendiamo dieci contenuti approvati negli ultimi mesi e confrontiamoli con le rispettive prime bozze. Cosa abbiamo cambiato ogni volta?
Magari scopriamo che i titoli diventano sistematicamente troppo promozionali. Oppure che nelle schede prodotto manca sempre un’informazione tecnica. Che vengono utilizzati termini che commercialmente non adoperiamo. Che ogni newsletter deve essere accorciata perché la prima versione racconta molto e dice poco.
Se una correzione torna continuamente, probabilmente dietro esiste una regola che chi lavora in azienda conosce già, ma che nessuno ha mai scritto.
Quella regola può diventare un’istruzione.
Ed è qui che le Skills iniziano ad avere un interesse concreto.
Il tempo risparmiato si misura sulla versione approvata, non sulla velocità della prima bozza.
Una Skill non conosce automaticamente la tua azienda
Google porta tra gli esempi anche la possibilità di trasformare un articolo del blog in contenuti destinati a piattaforme diverse, applicando indicazioni su tono, formato e modalità di lavoro.
È un utilizzo facile da capire.
Ma se a monte abbiamo un articolo generico, otterremo con grande efficienza cinque contenuti generici.
Il problema resta.
Le istruzioni possono dire a Gemini quanto scrivere, quali parole evitare, quale struttura seguire. Non possono inventare la competenza che dovrebbe esserci dietro.
Se dobbiamo parlare di un prodotto industriale, qualcuno deve fornire caratteristiche reali, condizioni d’impiego, compatibilità, problemi che incontra chi lo acquista. Se raccontiamo un servizio, dobbiamo sapere dove finisce quel servizio, cosa comprende e cosa invece richiede una valutazione diversa.
Sono informazioni che difficilmente troviamo dentro un prompt scritto bene.
Le troviamo parlando con chi vende, produce, installa, assiste il cliente.
Poi l’AI può aiutarci a organizzarle.
Più Skills insieme? Utile, finché non iniziano a contraddirsi
La possibilità di combinare istruzioni diverse è probabilmente uno degli aspetti più interessanti del nuovo approccio.
Ed è anche uno di quelli da testare con più attenzione.
Una Skill potrebbe chiedere testi molto sintetici. Un’altra potrebbe imporre di spiegare nel dettaglio ogni caratteristica tecnica. Entrambe hanno senso prese singolarmente. Usate insieme, bisogna decidere chi comanda.
È un problema molto meno tecnologico di quanto sembri.
Succede già nei brief: il marketing vuole un testo breve, il commerciale vuole inserire tutte le informazioni, chi si occupa di SEO chiede di sviluppare un tema e alla fine qualcuno deve stabilire la priorità.
Con le Skills quella decisione non scompare. Va resa più chiara.
E quando cambiano prodotti, condizioni commerciali o procedure interne, anche le istruzioni vanno riviste. Altrimenti l’AI continuerà ad applicare perfettamente una regola che l’azienda ha smesso di seguire sei mesi prima.
Dove proveremmo le Skills per prime
Non partirei da “automatizziamo il marketing”.
È troppo ampio per capire se qualcosa sta funzionando.
Meglio prendere un’attività che conosciamo bene e che si ripete: una scheda prodotto, la trasformazione di un articolo in post social, una determinata risposta commerciale, un documento costruito sempre con la stessa struttura.
Poi servono due versioni: come lo facciamo oggi e come lo facciamo con le Skills.
A quel punto possiamo guardare cosa succede davvero.
Quante correzioni sono rimaste? Quali? Quanto tempo passa prima che il materiale sia utilizzabile? Gli errori che continuano a comparire sono di forma oppure riguardano informazioni e decisioni che l’AI non può conoscere?
Se dopo tre prove stiamo ancora riscrivendo le stesse cose, aggiungere altre istruzioni potrebbe non essere la risposta.
Forse il processo a monte non è abbastanza chiaro.
Quando arriverà il passaggio dai Gems alle Skills
Qui è meglio distinguere ciò che Google ha annunciato da ciò che ogni azienda può effettivamente utilizzare sul proprio account.
La documentazione relativa alla transizione prevede una migrazione automatica dei Gems alle Skills, con tempistiche differenti: il calendario indicato parte da novembre 2026 per gli account personali e prosegue nel 2027 per gli account Workspace.
Le informazioni disponibili sull’accesso alle nuove funzionalità non risultano però completamente uniformi e alcune indicazioni fanno ancora riferimento a limitazioni relative a Gemini Spark e alla disponibilità geografica.
Tradotto: prima di costruirci sopra un processo aziendale, controlliamo cosa è effettivamente disponibile nell’account che dovrà usarlo.
Nel frattempo c’è un lavoro che non va perso.
Scrivere le regole che oggi esistono soltanto nella testa delle persone. Mettere ordine nei materiali di riferimento. Capire quali informazioni devono essere controllate prima che qualcosa venga pubblicato o inviato a un cliente.
È utile con Gemini. Ed è utile anche senza Gemini.
La domanda interessante non è quante cose possiamo affidare all’AI
В DigiFe utilizziamo e osserviamo questi strumenti soprattutto da un punto di vista: cosa succede al risultato finale.
Produrre un articolo in cinque minuti invece che in cinquanta sembra un grande miglioramento. Lo è molto meno se poi dobbiamo controllare ogni affermazione, cambiare metà del tono e aggiungere tutte le informazioni che rendono quel contenuto realmente nostro.
Con le Skills, Google prova a ridurre una parte di questo attrito.
La tecnologia però arriva fino a un certo punto. Qualcuno deve ancora decidere cosa vale la pena dire, cosa l’azienda può promettere e perché un cliente dovrebbe scegliere proprio quell’offerta.
Se usi già l’AI e ti accorgi che continui a correggere le stesse cose, partirei da lì.
Non da un prompt più lungo.
Dalle correzioni.






